​Vulnerabilità sismica, novità in tutta la Lombardia

E' una valutazione della maggiore o minore propensione della struttura a subire danni per effetto di un terremoto di assegnate caratteristiche. La procedura può far leva su diversi gradi di approfondimento e complessità di calcolo.


La vulnerabilità sismica di una struttura consiste nella valutazione della maggiore o minore propensione della struttura stessa a subire danni per effetto di un terremoto di assegnate caratteristiche. Essa rappresenta una proprietà intrinseca della costruzione, dipendendo dalle caratteristiche strutturali (geometriche e costruttive) reali della struttura. La sua determinazione costituisce un aspetto cruciale per la valutazione della sicurezza strutturale in caso di terremoti.


In linea generale, la procedura per la valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici può far leva su diversi gradi di approfondimento e complessità di calcolo; la procedura prevista si basa sull'analisi di una serie di informazioni relative alle caratteristiche degli elementi costitutivi dell'edificio che vengono raccolte tramite schede; attraverso una serie di procedure quindi si otterranno le caratteristiche proprie dell’edificio che andranno a costituire una carta di identità strutturale dell’edi cio raccolta appunto nella Scheda di vulnerabilità sismica.

PERCHE' SCEGLIERE DI REDIGERE UNA SCHEDA DI VULNERABILITA' SISMICA?

Negli ultimi anni l’intensificarsi dei terremoti e della loro azione devastante sul nostro patrimonio ci hanno fatto riflettere su ciò che si può fare per ridurre il più possibile i danni di questi cataclismi. Indubbiamente la redazione della scheda di vulnerabilità sismica aiuta ad avere una conoscenza più approfondita sul comportamento dell’edificio in caso di sisma; l’identikit ottenuto da questa procedura può essere utilizzato quindi per stendere un piano di manutenzione delle strutture oltre che un eventuale piano di adeguamento o miglioramento del comportamento sismico dell’edificio analizzato.

V’è comunque da dire che il 10 aprile 2016 è entrato in vigore il D.G.R. 11 luglio 2014 n. 2129, il quale ha ridefinito la mappatura sismica del territorio della Regione Lombardia.

Il decreto contiene l’elenco di tutti i comuni presenti nella regione Lombardia attribuendo agli stessi la nuova zona sismica di riferimento.

Vogliamo ricordare che i valori di accelerazione indicati a lato del citato elenco, non sono quelli da utilizzare per la definizione dei parametri di sollecitazione sismica, ma hanno solo una valenza statistica per la rizonizzazione e riclassi cazione dei comuni, come peraltro sottolineato dal comunicato stampa del C.R.O.I.L del 20/10/2015.

La progettazione sismica deve essere quindi redatta conformemente alle normative nazionali cogenti, oggi le NTC2008. La modifica della classificazione di un comune, per l’avvenuta rizonizzazione del comune stesso, avrà però come conseguenza il rispetto delle prescrizioni presenti nelle NTC da attuarsi in relazione alla zona in cui sorge (o sorgerà) l’edificio come ad esempio le analisi semplificate possibili per gli edifici in zona 4 che non potranno più essere svolte se il comune modifica la propria zonazione e argomentazioni simili.

In seguito all’emanazione del D.G.R. 11 luglio 2014 n. 2129 la Regione Lombardia, oltre le 2 proroghe del 10/10/2014 e del 8/10/2015, ha emanato la legge regionale 12 ottobre 2015 n. 33 nella quale vengono presentate le disposizioni in materia di opere o di costruzioni e relativa vigilanza in zone sismiche ovvero la regolamentazione delle responsabilità amministrative degli enti compresi quelli che devono rilasciare l’autorizzazione sismica per le costruzioni ricadenti nei comuni in Zona II (in Lom- bardia con la nuova zonazione non esistono comuni in Zona I).

In questo decreto sono definite anche le regole da seguire nel corso della costruzione, specialmente per quei cantieri che vedono modi care la zonazione del comune in cui sorgono, nonché gli aspetti giuridici legati al collaudo statico in corso d’opera. Evidenziamo anche che, sempre nella legge regionale 12 ottobre 2015 - n. 33, parallelamente alla definizione degli aspetti amministrativi, all’art 3.2 viene istituita la creazione di un servizio digitale che dovrà essere utilizzato per la presentazione dei progetti. Questo servizio richiederà una standardizzazione dei documenti tecnici che si dovranno presentare e permetterà un coordinamento miglio- re della presentazione degli atti a livello di gestione amministrativa tra regione e comuni.

Verrà mantenuto un periodo di transizione in cui sarà possibile la presentazione delle pratiche nella maniera tradizionale e in quella digitale, che diventerà però obbligatoria, salvo proroghe, da gennaio 2017. Questa premessa è stata ritenuta doverosa per rie- pilogare sinteticamente gli aspetti legati alla nuova rizonizzazione sismica dei comuni Lombardi e agli iter amministrativi associati.

In merito all’obbligo di eseguire la verifica di vulnerabilità sismica degli edifici strategici esistenti, la legislazione a cui fare riferimento non è quella precedentemente citata, ma ha origini più lontane risalenti all’emanazione dell’ordinanza 3274/2003 più precisamente al suo art. 2, comma 3.

Tale ordinanza, per ovvie ragioni legate al costo che le amministrazioni avrebbero dovuto sostenere per eseguire le analisi, diede prima priorità alle zone a maggior intensità sismica, ovvero zone I e II, e successivamente a quelle minori, zone III e IV.

La legge 228 non ha però previsto una sanzione nel caso del mancato rispetto dei termini ultimi prefissati dalla citata legge.

Evidenziamo che l’art. 2 comma 3 dell’ordinanza 3274, relativamente ai soli edifici strategici, richiedeva quindi di eseguire solo la verifica di vulnerabilità ma non il relativo intervento in caso di esito negativo; tale aspetto è stato poi chiarito nella cir- colare DPC/SISM/0083283 del 14/11/2010 della Protezione Civile che ha precisato la non obbligatorietà dell’intervento a meno di problemi di stabilità legati ai carichi verticali.

Pertanto la verifica di vulnerabilità sismica di edifici esistenti non strategici non è obbligatoria ai sensi delle norme sulle costruzioni citate e quindi tantomeno l’obbligo degli interventi a meno che non si ricada nelle condizioni di cui al capitolo 8 delle NTC2008.

Recentemente però la legislazione sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, ovvero la legge 81 del 2008, in alcune sentenze successive ai crolli avvenuti dopo il sisma dell’Emilia, richiama indirettamente (nelle responsabilità del RSPP) la necessità di eseguire tale verifica intesa come gestione della sicurezza dei luoghi di lavoro con riferimento alle strutture che li ospitano.

Anche in questo caso è stato però riconosciuto che la verifica di vulnerabilità è intesa come analisi dell’evoluzione di un rischio e il relativo intervento come opera di mitigazione di quest’ultimo.

In questo caso le sentenze hanno riconosciuto come vincolante l’esecuzione della verifica di vulnerabilità per permettere al RSPP una corretta analisi della gestione del rischio; la messa totale in sicurezza, ovvero l’adeguamento sismico, piuttosto che la mitigazione del rischio, ovvero il miglioramento sismico, viene demandata al datore di lavoro in relazione alle disponibilità e a specifici piani di investimento da attuare sui luoghi di lavoro per limitare il rischio.


di Riccardo Grilli

0 0
Feed

Lascia un commento